Procura per i minorenni di Caltanissetta
Le strade da seguire” è un progetto di arte urbana incentrato sul tema della legalità. Promosso dalla Fondazione Federico II, nell’ambito di un programma proposto dall’amministrazione comunale di Caltanissetta, si sta espandendo in tutta la Sicilia creando un vero percorso dedicato agli eroi della lotta alla mafia. La scelta della sede della Procura per i minorenni di Caltanissetta, come luogo di realizzazione del murale raffigurante Rita Atria, giovane testimone di giustizia e figura simbolo del coraggio e del sacrificio nella lotta alla mafia, assume un valore altamente rappresentativo, per il richiamo alla tutela dei giovani e della loro educazione ai valori della legalità, riconoscendo alla Procura minorile un ruolo fondamentale nel recupero e nell’accompagnamento dei minori verso percorsi di crescita e responsabilizzazione. La presenza del murale rafforzerà ulteriormente questo messaggio educativo, ponendosi come punto di riferimento per attività di alto valore sociale. L’opera, realizzata dall’artista Mirko “LOSTE” Cavallotto, nisseno di nascita, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di sensibilizzazione della collettività per la costruzione di una società più giusta e consapevole.
In terra, la verità vive
Rita
“Rita, non t’immischiare, non fare fesserie”, le aveva detto ripetutamente la madre, ma Rita aveva incontrato Paolo Borsellino, un uomo buono che le sorride dolcemente, e lei parla, parla… racconta fatti. Fa nomi. Indica persone.
Rita Atria nasce a Partanna il 4 settembre 1974, figlia di Vito Atria (1939-1985) e di Giovanna Cannova (1939-2012). Nel 1985, all’età di undici anni, perde il padre, pastore affiliato a “cosa nostra”, ucciso in un agguato. Alla morte del padre, Rita si lega ancora di più al fratello e alla cognata, che si erano sposati nove giorni prima dell’omicidio del suocero. Dal germano, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991, il fratello viene ucciso e sua moglie, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia. Nel novembre 1991, a soli 17 anni, Rita decide di seguire le orme della cognata, cercando nella magistratura giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino, un uomo buono che per lei sarà come un padre, il quale la proteggerà e la sosterrà nella ricerca di giustizia. La ragazzina inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per mesi e mesi non vedrà nessuno, e soprattutto non incontrerà mai più sua madre. Le deposizioni di Rita, unitamente ad altre testimonianze, porteranno all’arresto di numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala.
Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, in cui perse la vita Paolo Borsellino, Rita si uccide a Roma, dove viveva in segreto sotto copertura, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia. Rita Atria è da considerare un’eroina per la sua capacità di rinunciare a tutto, financo agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una Giustizia “vera”.